Marianella Sclavi

La città partecipata

04/04/2018
di Agnese Bertello
Il Sistema Bibliotecario Milanese lancia “Tempo di Legalità in Biblioteca”, una due mesi dedicata ad incontri, dibattiti, presentazioni di libri...
Il Sistema Bibliotecario Milanese lancia “Tempo di Legalità in Biblioteca”, una due mesi dedicata ad incontri, dibattiti, presentazioni di libri che indagano a tutto tondo il tema della legalità. L’iniziativa nasce all’interno di “Dopo le mafie. Progetto per la valorizzazione e il recupero partecipato dei beni confiscati alla criminalità” promosso e organizzato dall’Associazione Circola, di cui Ascolto... Read more »

Il Sistema Bibliotecario Milanese lancia “Tempo di Legalità in Biblioteca”, una due mesi dedicata ad incontri, dibattiti, presentazioni di libri che indagano a tutto tondo il tema della legalità. L’iniziativa nasce all’interno di “Dopo le mafie. Progetto per la valorizzazione e il recupero partecipato dei beni confiscati alla criminalità” promosso e organizzato dall’Associazione Circola, di cui Ascolto Attivo è socio fondatore.

Nell’ambito di questo ciclo di iniziative, il 17 aprile alle ore 17,00 alla Biblioteca Valvassori Peroni, si terrà l’incontro “La città partecipata” con Marianella Sclavi, Lorenzo Lipparini, assessore alla Partecipazione del Comune di Milano, e Adriano Paolella.

L’incontro parte da due libri appena usciti “Le nostre città: dalla corruzione alla democrazia partecipata”, curato da Marianella Sclavi, e “Partecipare l’architettura” di Adriano Paolella.

“Le nostre città: dalla corruzione alla democrazia partecipata” è la nuova edizione del libro di Susan Podziba, “Chelsea Story”. L’edizione originale è qui arricchita con contributi firmati da esperti di facilitazione e progettazione partecipata per raccontare esperienze recenti di progettazione partecipata e il modo in cui incidono sul volto delle città, sui processi decisionali, sulla qualità della vita.

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Arcipelago Italia

02/03/2018
di Agnese Bertello
Ascolto Attivo fa parte del team interdisciplinare chiamato da Mario Cucinella, curatore del Padiglione Italia alla 16. Mostra internazionale di...
Ascolto Attivo fa parte del team interdisciplinare chiamato da Mario Cucinella, curatore del Padiglione Italia alla 16. Mostra internazionale di Architettura della Biennale di Venezia per lavorare al progetto “Arcipelago Italia. Progetti per il futuro dei territori interni del Paese”. Arcipelago Italia propone 5 interventi in 5 aree strategiche interne del nostro paese: Gibellina e il Belice, Camerino e... Read more »

Ascolto Attivo fa parte del team interdisciplinare chiamato da Mario Cucinella, curatore del Padiglione Italia alla 16. Mostra internazionale di Architettura della Biennale di Venezia per lavorare al progetto “Arcipelago Italia. Progetti per il futuro dei territori interni del Paese”.

Arcipelago Italia propone 5 interventi in 5 aree strategiche interne del nostro paese: Gibellina e il Belice, Camerino e il cratere del terremoto 2016, Ottana e la Barbagia, l’Appennino tosco-emiliano e le foreste casentinesi, Matera e la Valle del Basento. 

In tutte queste aree, un team multidisciplinare, composto da architetti, urbanisti, esperti di progettazione partecipata, fotografi, registi, ed esperti di varie altre discipline, ha lavorato alla realizzazione di progetti sperimentali, pensati come potenziali occasioni di crescita e sviluppo per i territori.

Questi progetti vogliono proporre una nuova modalità di intervento che ha nel dialogo con il territorio uno degli aspetti fondamentali. Quello che si propone è un’architettura che ascolta e progetta insieme con le comunità a partire dai bisogni che questa esprime.

In collaborazione con lo staff del curatore, Ascolto Attivo ha curato i laboratori partecipati di ascolto del territorio condotti in tutte le cinque  aree, avviando in ciascuna un processo specifico. Le attività condotte saranno presentate durante la 16. Mostra internazionale di Architettura della Biennale di Venezia (dal 26 maggio al 25 novembre 2018) con video, pubblicazioni e materiali illustrativi.

Didascalie foto
Locandina dell’attività di partecipazione a Garaguso Scalo, Matera, 03-04/02/2018
Locandina dell’attività di partecipazione a Poppi, Appennino Tosco-emiliano, 27/01/2018

Attività di partecipazione a Gibellina Nuova, Trapani 14/01/2018: L’artista Hu-Be all’interno del Teatro di Consagra a lavoro per la creazione dell’opera d’arte che racconta le storie degli abitanti di Gibellina nuova– staff Mario Cucinella

Attività di partecipazione a Gibellina Nuova, Trapani 14/01/2018: Gli abitanti di Gibellina nuova entrano per la prima volta all’interno del Teatro di Consagra ammirando l’opera d’arte di Hu-Be ed i video delle loro interviste – staff Mario Cucinella

Attività di partecipazione a Gibellina Nuova, Trapani 14/01/2018: Mario Cucinella ed il Team a lavoro all’interno del Teatro di Consagra – staff Mario Cucinella 

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16. Mostra internazionale di Architettura della Biennale di Venezia

21/02/2018
di Agnese Bertello
Ascolto Attivo è parte del team interdisciplinare coordinato da Mario Cucinella per il Padiglione Italia alla 16. Mostra internazionale di...
Ascolto Attivo è parte del team interdisciplinare coordinato da Mario Cucinella per il Padiglione Italia alla 16. Mostra internazionale di Architettura della Biennale di Venezia Il progetto Arcipelago Italia lavora su 5 aree interne del nostro paese: il Belice, con Gibellina; la Barbagia, con Ottana; Camerino e il cratere del sisma del 2016; Matera e la... Read more »

Ascolto Attivo è parte del team interdisciplinare coordinato da Mario Cucinella per il Padiglione Italia alla 16. Mostra internazionale di Architettura della Biennale di Venezia
Il progetto Arcipelago Italia lavora su 5 aree interne del nostro paese: il Belice, con Gibellina; la Barbagia, con Ottana; Camerino e il cratere del sisma del 2016; Matera e la valle del Basento; l’Appennino tosco-emiliano e la foresta casentinese. Si tratta di aree meravigliose, di incredibili potenzialità, ma al di fuori delle traiettorie di sviluppo comuni.

In che modo l’architettura può oggi cercare di avviare dinamiche diverse, rilanciare una crescita che sia sostenibile e che scongiuri l’abbandono del territorio? Questa è la domanda essenziale cui i cinque progetti architettonici cercano di rispondere. Per farlo, il primo passo è stato il confronto e il dialogo con le comunità che vivono in quelle aree per ascoltare esigenze, bisogni, desideri, intercettare competenze e sostenere le potenzialità che sono presenti.

Ascolto Attivo ha curato i momenti di confronto e dialogo che si sono svolti in tutti e cinque i territori, creando in ciascuno di questi un’iniziativa ad hoc. Si tratta dell’avvio di un percorso partecipato, tutto da sviluppare, di un fondamentale momento di ascolto e condivisione che ha consentito agli architetti di raccogliere davvero i bisogni di chi in quel territorio vive.

Segui la Biennale su:
www.arcipelagoitalia.it

https://www.facebook.com/arcipelagoitalia2018

 

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Ricostruire con la partecipazione. L’esperienza di Camerino

18/12/2017
di Agnese Bertello
Nel 2016 diverse scosse di terremoto hanno attraversato il centro Italia. A Camerino, il commissario straordinario avvia insieme a MC...
Nel 2016 diverse scosse di terremoto hanno attraversato il centro Italia. A Camerino, il commissario straordinario avvia insieme a MC Architects, SOS School of Sustainability e Ascolto Attivo un percorso per arrivare alla elaborazione di un piano strategico per la ricostruzione coinvolgendo i cittadini.

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Tra l’estate e l’inverno 2016, il centro Italia – Lazio, Marche, Umbria, Abruzzo – è colpito da numerose scosse di terremoto. A ottobre 2016, nuove scosse sismiche raggiungono la città di Camerino, in provincia di Macerata. Il centro storico, di origine medievale, è pesantemente danneggiato e viene dichiarato integralmente “zona rossa”: gli abitanti sono costretti a lasciare le loro case.

Nella primavera 2017, Vasco Errani, all’epoca Commissario straordinario per la ricostruzione, decide di affidare allo studio di Mario Cucinella l’elaborazione di un Piano Strategico per la ricostruzione del centro storico di Camerino. Il Piano deve prevedere un percorso partecipativo che coinvolga gli abitanti della città marchigiana.

Da questa scelta, nasce Workshop Ricostruzione Camerino (WSR Camerino), progetto di MCArchitects e SOS School of Sustainability.

Al centro della strategia di ricostruzione, come elemento profondamente innovativo, si sceglie di porre il coinvolgimento diretto dei cittadini. Si tratta di una scelta che viene da lontano e che vuole fare tesoro dell’unica esperienza positiva in Italia di ricostruzione post sisma, quella relativa al terremoto in Friuli del 1976.

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L’esperienza del Friuli

Fu proprio il coinvolgimento diretto dei cittadini, che partecipavano assemblee aperte per discutere le proposte presentate in giunta, che costituirono comitati e cooperative per far partire concretamente la ricostruzione, a condurre a questo esito positivo.

Giovanni Pietro Nimis, l’urbanista che coordinò i lavori a Gemona, a Venzone e ad Artegna, racconta così, a quarant’anni dal terremoto, l’esperienza: “L’iniziativa fu affidata alla Regione, che fu felice di delegarla ai Comuni. E i Comuni, un po’ schiacciati da questa responsabilità, promossero un’intensa partecipazione dei cittadini. La partecipazione ci fece restare con i piedi per terra. Ero incaricato di sottoporre ad assemblee popolari le delibere proposte in giunta.”

“Dov’era e com’era” fu il motto che segnò quella ricostruzione. Questo motto, racconta ancora Nimis “suonava come l’utopia consapevole dell’iperrealismo. Ma servì, perché la popolazione fu indotta a partecipare a ogni fase della ricostruzione e a condividere regole e discipline per salvaguardare il senso dei luoghi”.

L’esperienza friulana è un punto di riferimento e d’ispirazione per Camerino, ma il modello non può più essere replicato tal quale. Quarant’anni di storia hanno prodotto cambiamenti sociali, culturali, economici e ambientali enormi. Il motto dov’era e com’era lascia spazio a un’ipotesi invece di cambiamento e di trasformazione della città: la ricostruzione viene posta come un’occasione per uno sviluppo secondo traiettorie nuove, inedite, innovative.

 

La progettazione partecipata a Camerino

A Camerino, Ascolto Attivo, viene incaricata, da MC Architetcs, di curare i momenti di progettazione partecipata con gli abitanti. L’incarico viene assunto a progetto ormai avviato, e per tramite dello studio di architettura, senza quindi un’interlocuzione diretta tra i facilitatori e l’amministrazione.

Il percorso parte a maggio. Tra maggio e luglio 2017, vengono organizzati 5 laboratori cui partecipano tra le 60 e le 150 persone. Ad un primo incontro conoscitivo, gestito in maniera molto spontanea, con interviste presso la nuova area commerciale di Camerino, sono seguiti appuntamenti più strutturati che hanno condotto la riflessione da un’analisi sul futuro desiderabile, all’elaborazione di una vision per il futuro della città al 2030, alla creazione di tavoli di lavoro su temi specifici, particolarmente sentiti, fino alla rielaborazione, che ha visto coinvolti insieme architetti di MC Architects e cittadini, delle Unità Urbane di intervento. Gli incontri, che si protraggono dalle 18.00 fino alle 22.00, si svolgono all’aperto, in uno spazio di grande fascino, la Rocca di Camerino: intorno ai tavoli, abitanti e architetti ragionano insieme di come trasformare un dramma in un’occasione di crescita. Come rendere Camerino ancora più bella, garantendo vie di fuga, spazi aperti, luoghi di socialità, servizi, un centro storico vissuto 7 giorni su 7?

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In questo dialogo, si è condivisa una riflessione sulla Camerino futura che comprendeva anche una riflessione su criticità che andavano al di là del terremoto stesso: un esempio, in questo senso, è il tema del ripopolamento del centro storico. Città universitaria, Camerino ha sempre ospitato moltissimi studenti e buona parte della sua economia ha sempre ruotato intorno agli studenti. Come ripopolare il centro storico a partire da questo presupposto? Come rilanciare un’imprenditorialità che pur mantenendo un rapporto solido con l’università apra ad altre prospettive?

Questi sono tutti temi che gli abitanti hanno fatto emergere con lucidità e rispetto ai quali si è cercato di discutere senza pregiudizi e con una certa spregiudicatezza, la stessa che ha caratterizzato, per esempio, altri ragionamenti sull’eredità architettonica della città, sulla possibilità di demolire alcune parti del centro storico per aprire nuove vie di fuga e spazi pubblici.

Il lavoro sulle Unità Urbane – concetto alla base del piano strategico di ricostruzione architettonica proposto da MC A perché consente di riaprire progressivamente le zone divenute sicure, evitando che il centro storico resti nel suo complesso un cantiere inagibile per molti anni – ha visto un scambio ancora più concreto tra architetti e cittadini. Le Unità Urbane sono infatti state inizialmente delineate sulla carta dagli architetti, e solo grazie al confronto con i cittadini le perimetrazioni hanno potuto essere messe a fuoco in maniera più precisa. Per ogni unità urbana inoltre, e qui torna forte il paragone con il Friuli, si è cercato di costituire dei gruppi di lavoro, costituiti dai proprietari delle case, per attivare concretamente la fase successiva di ricostruzione.

In questo racconto, manca, come si vede, un protagonista fondamentale: l’amministrazione pubblica. Il Comune ha accettato di buon grado la proposta del Commissario di avere un team di specialisti, composto da architetti e da facilitatori, per l’elaborazione del piano, ma almeno nella prima fase della progettazione si è tenuto fuori dalla progettazione stessa. In seguito, il Sindaco di Camerino, ha motivato la sua scelta dichiarando che riteneva corretto “lasciare liberi i progettisti di fare il loro lavoro”. Una giustificazione che però dimostra quanto l’amministrazione fosse, almeno all’avvio del processo, lontana dal comprendere il senso profondo di un processo partecipativo e l’importanza di stare accanto ai propri cittadini concretamente, condividendone le preoccupazioni e il desiderio di andare avanti, co-progettando, per l’appunto.

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Un incendio a Enschende

Da questo punto di vista, è interessante confrontare l’esperienza di Camerino con quella della città di Enschende, raccontata nel libro “Conflict, improvisation, governance” di David Laws e John Forester. Nel 2000 un quartiere della città olandese è integralmente distrutto dall’incendio che si sviluppa in una fabbrica. Joop Hofman, facilitatore di lunga esperienza, viene chiamato dall’amministrazione per gestire un processo partecipativo per definire come dovrà essere il nuovo quartiere: “we want to have urban planners and architects really talk with the people. We want to have the best process in the world”.

L’incarico è chiaro, il coinvolgimento dell’amministrazione forte ed esplicito. Nonostante questo le difficoltà non sono poche: per Hofman, che organizza un processo articolato, è fondamentale prima di tutto che l’amministrazione dimostri di voler e saper ascoltare. Così, per esempio, organizza degli incontri, in cui, a ogni tavolo, insieme a una quindicina di abitanti, siede un rappresentante dell’amministrazione. Si tratta di tavoli tematici, in cui a partire da immagini, fotografie, rendering, messi a disposizione sui tavoli, gli abitanti hanno modo di dire cos’è che vogliono esattamente: come lo facciamo il parco giochi? Quale tipo di giochi vorresti ci fossero?, e così via.

Qual è il ruolo dei rappresentanti delle istituzioni in questo tavolo? Hofman è tassativo: “We trained them to be attentive, not presentive: you are not the leader of the table, you are the guest. You have to ask people more and more and more. Listen, hear, ask and shut up. Don’t talk. That’s your role! If the conversation is interesting, ask them some more and write it down”.

A partire da questi e altri incontri, viene elaborato un report con le proposte. Gli architetti, una volta sviluppato il progetto a partire dal report, si confrontano ancora con i cittadini con l’obiettivo di rispondere a una semplice domanda: abbiamo compreso bene le vostre indicazioni?

Il coinvolgimento dell’amministrazione locale, non solo nella persona del sindaco, ma dei suoi tecnici, dirigenti, esperiti, è concreta. L’attenzione è posta sull’ascolto e sul rispetto.

“I learned that every participation process is about mourning”, racconta Hofman, “because it is about change. Participation is preparing for a change”.

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Quando la burocrazia gestisce se stessa

A settembre le Linee strategiche WSR Camerino sono state presentate a tutte le istituzioni coinvolte nella definizione del Piano di Ricostruzione. Il sindaco Pasqui, in un incontro alla Camera dei Deputati, ha ufficialmente sostenuto il lavoro portato avanti. Camerino potrebbe essere un modello e indicare un approccio nuovo in cui il coinvolgimento dei cittadini è centrale nella messa a punto dei piani per la ricostruzione; perché sia così, però, è necessario affrontare un altro nodo critico del nostro paese, quello della burocrazia e della sua autoreferenzialità.

“Ciò che non è nel regolamento è vietato” sembra essere la regola tacita, ma ferrea, in base a cui si muovono le amministrazioni.

Lo ribadisce anche un’autorità come Sabino Cassese che, dalle pagine del Corriere (l’editoriale è di fine ottobre 2017), sottolinea: “Amministrare vuol dire gestire, negoziare, decidere, un’attività complessa che richiede conoscenza ed esperienza, che si impara a svolgere meno sui libri e più attraverso il «learning by doing». Limitate o condizionate in ogni modo nei loro poteri di decisione, spesso escluse dalla decisione, le amministrazioni si sono adattate al quieto vivere, a rispettare la forma, senza badare alla sostanza, ad aspettare la legge o a seguire i dettati di uno dei troppi controllori. Si sono quindi dequotate, hanno perso i tecnici, mentre sono rimasti i burocrati, gestiscono loro stesse piuttosto che gestire lo Stato.”

Un esempio concreto? In Friuli, per restare al nostro tema, durante l’intero periodo di emergenza e ricostruzione, furono promulgate 9 ordinanze in tutto; per il Belice, di poco precedente, ne furono promulgate circa il triplo. Quante ne sono state firmate oggi per il centro Italia? Il conto preciso non l’abbiamo, ma sappiamo che ne è stata promulgata una interamente dedicata alla partecipazione. Un’ordinanza che fissa entro quanti giorni i cittadini possono far arrivare proposte e pareri alla PA. Come? Per via telematica. Niente confronto. Niente dialogo. Niente apprendimento reciproco: l’essenza della democrazia deliberativa

Eppure esempi di buone pratiche – dalle esperienze di amministrazione condivisa allo strumento del Dibattito Pubblico, fino alle Case del Quartiere di Torino, esperienze che raccontiamo nel libro “Le nostre città: dalla corruzione alla democrazia partecipativa” – e approcci diversi, pragmatici, fondati sul buon senso, improntati all’ascolto e all’apprendimento reciproco, sono disponibili.

La possibilità a Camerino di andare avanti in questo progetto dipende proprio dalla capacità di farvi riferimento. Sapremo, dopo il prossimo incontro con l’Ufficio per la Ricostruzione della Regione Marche e con la nuova Commissaria Straordinaria, Paola De Micheli, quante chance ci sono.

 

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Le nostre città: dalla corruzione alla democrazia partecipata

01/12/2017
di Agnese Bertello
Eccolo qui! La nuova edizione del libro di Susan Podziba è pronto. Accanto al suo magistrale racconto delle vicende di...
Eccolo qui! La nuova edizione del libro di Susan Podziba è pronto. Accanto al suo magistrale racconto delle vicende di Chelsea, che riesce a rinascere dalla corruzione grazie all’impegno e alla partecipazione dei suoi cittadini, nuove riflessioni, in particolare a partire da esperienze italiane, con interventi di Marianella Sclavi, Gregorio Arena, Stefania Lattuille, Agnese Bertello, Adriana... Read more »

Eccolo qui! La nuova edizione del libro di Susan Podziba è pronto. Accanto al suo magistrale racconto delle vicende di Chelsea, che riesce a rinascere dalla corruzione grazie all’impegno e alla partecipazione dei suoi cittadini, nuove riflessioni, in particolare a partire da esperienze italiane, con interventi di Marianella Sclavi, Gregorio Arena, Stefania Lattuille, Agnese Bertello, Adriana Goni Mazzitelli, Riccardo Troisi.

Il giorno 11 dicembre sono previsti tre appuntamenti con Susan Podziba e Marianella Sclavi per la presentazione del libro.

Il primo incontro è previsto a Roma, alle ore 11 presso la Sala Nassiriya del Senato; alle ore 15 le autrici saranno presso il Liceo Augusto, sempre a Roma; alle 18, insieme con Gregorio Arena, il libro sarà presentato alla Casa Internazionale delle Donne.

Il libro è in vendita on line sul sito dell’editore, Ipoc Press
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