Stefania Lattuille

Di pubblica utilità

11/10/2017
di Marianella Sclavi
Questa intervista a Marianella Sclavi è stata realizzata dalla Fondazione Symbola, durante il Festival della Soft Economy, a Treia, nel luglio...
Questa intervista a Marianella Sclavi è stata realizzata dalla Fondazione Symbola, durante il Festival della Soft Economy, a Treia, nel luglio 2017.  Ascolto Attivo era a Treia per presentare il percorso di progettazione partecipata condotto a Camerino con MCArchitects e Sos School of Sustainability, per la ricostruzione del centro storico della città dopo il sisma dell’autunno... Read more »

Questa intervista a Marianella Sclavi è stata realizzata dalla Fondazione Symbola, durante il Festival della Soft Economy, a Treia, nel luglio 2017.  Ascolto Attivo era a Treia per presentare il percorso di progettazione partecipata condotto a Camerino con MCArchitects e Sos School of Sustainability, per la ricostruzione del centro storico della città dopo il sisma dell’autunno precedente.
L’intervista è uscita sul sito del Festival Pubblica Utilità che si terrà ad ottobre 2017.

 

In base alla sua esperienza e alle sue competenze, come definirebbe, oggi, il concetto di “pubblica utilità”? 

Mi occupo di come si costruiscono contesti di mutuo apprendimento e co-progettazione creativa. Il nemico fondamentale di queste pratiche è una abitudine di pensiero che Gregory Bateson nella introduzione di Verso una Ecologia della mente, definisce “soporifera”.

Esempi di spiegazione soporifera sono:
1. “ Non è portato per…” ( gli studi, le lingue, gli sport, la leadership, l’impegno sociale, la cittadinanza attiva, ecc.)
2. “la colpa è della..” (burocrazia, casta, dirigenza, natura umana, il ministero, le istituzioni, ecc).

Bateson, per illustrare il concetto di “spiegazione soporifera” sopra esposto ricorre ad un episodio tratto da una commedia di Molière dove tre accademici medioevali chiedono al candidato “Perché l’oppio fa dormire?” e quello trionfante: “Perché esso possiede un principio soporifero, una virtus dormitiva .”

Sembra che questa scenetta ai tempi di Molière, ovvero nel XVIImo secolo, facesse sbellicare dal ridere le platee per le quali era evidente che la spiegazione del candidato era “finta”, tautologica: “fa dormire perché fa dormire!!”. Ebbene, le platee del XXImo secolo -a quanto mi risulta- non trovano niente di strano né di umoristico nella risposta del candidato. La prendono per buona. La mia conclusione è che siamo talmente assuefatti al pensiero soporifero che ci appare come l’unico possibile. Che altro modo di ragionare c’è?

Il ricorso al pensiero soporifero, che “assume che la causa di un comportamento sia una parola astratta derivata dal comportamento stesso” (G. Bateson), è ormai endemico. Ed è un problema epistemologico fondamentale in quanto impedisce la raccolta di conoscenze necessarie a dirigere il cambiamento.

Il dibattito pubblico attualmente in Italia è dominato da questo approccio che è il contrario del professionista riflessivo, della capacità di imparare dagli incidenti di percorso e dalle buone pratiche; è la negazione di quella epistemologia dei mondi possibili sulla quale si incardina l’attività di progettazione e naturalmente anche quella di co-progettazione creativa.

Senza sconfiggere questa abitudine di pensiero e i campi conversazionali che la sostengono, non è neppure il caso di parlare di “pubblica utilità.”

 

Quali possono essere le caratteristiche e gli ambiti che associa all’idea di “pubblica utilità”? Quali le loro peculiarità?

Qualsiasi contesto dialogico, nel quale le differenze vengono accolte come risorse e trasformate dai partecipanti in occasioni di co-progettazione creativa, è in quanto tale potenzialmente di “pubblica utilità”.

Le due principali palestre di allenamento nelle capacità di base necessarie per familiarizzarsi con una epistemologia dei mondi possibili e imparare a muoversi con scioltezza ed efficacia nella complessità, sono l’HUMOR E L’INTERCULTURA. Più precisamente: le dinamiche sociali dell’umorismo e quelle della buona comunicazione interculturale. In entrambi i casi la correzione di una interpretazione data per scontata avviene grazie alla capacità di vedere le cose anche da un altro punto di vista in precedenza escluso. In entrambi i casi la trasformazione della smentita/fallimento interpretativo in moltiplicazione dei punti di vista, fa approdare a una comprensione più adeguata della situazione di partenza.

Perché la dimensione di pubblica utilità di questo habitat epistemologico sia riconosciuta è necessario potenziare in Italia circuiti autorevoli, capaci di far sì che esso diventi il tratto qualificante in particolare delle istituzioni educative (famiglia, scuola, spazi di socialità) e della Pubblica Amministrazione all’interno di una concezione post-moderna della governance.

Si tratta di abituarsi a raccogliere “incidenti critici”, a possedere una vasta aneddotica di modalità “inusuali” di interpretare/affrontare le questioni spinose, che paiono irresolvibili. Come aveva ben capito Wittgenstein: “Non è vero che l’eccezione conferma la regola. L’eccezione fa emergere possibilità in precedenza escluse.”

 

In base alla sua esperienza, ci sono settori/ambiti emergenti che possono essere oggi collegati al concetto di pubblica utilità?

Il libro Facilitiamoci! (2016) scritto da tre giovani donne neo laureate rispettivamente in ingegneria elettronica, architettura e comunicazione internazionale, è interessante per discutere quali sono i bisogni psicosociali dei giovani d’oggi per tre sue caratteristiche.

1.La denuncia di partenza: “Abbiamo vissuto sulla nostra pelle abusi di chi, in un gruppo, ha più potere, e lo usa esclusivamente per il proprio tornaconto. Conosciamo bene le conseguenze di conflitti rimasti nascosti sotto i tappeti o esplosi in contesti poco sicuri. Abbiamo partecipato ad innumerevoli riunioni estenuanti, dove le decisioni sono state prese per sfinimento o senza un vero consenso dei partecipanti”.

  1. La diagnosi: “Per risolvere questi problemi bisogna cambiare l’humus sociale e culturale che li perpetua”. ( Estensione della famosa citazione di Einstein: “Non si possono risolvere i problemi con le stesse forme di pensiero che li hanno provocati “) 3 Il metodo adottato: usare tutti gli strumenti che il XXI secolo mette a disposizione, da Internet e social network, ai voli low cost, ai programmi europei sulla iniziativa e imprenditorialità giovanile, per osservare personalmente le “buone pratiche” in giro per il pianeta, imparare come si organizzano contesti di mutuo apprendimento e di confronto creativo e incominciare a metterli in atto ovunque sia possibile. Quello che scoprono è che fra sistemi complessi che funzionano e quelli che non funzionano vi è una discontinuità epistemologica radicale che non può essere sottaciuta, che va dichiarata e vissuta con auto-riflessività, mettendo in gioco le proprie emozioni e le proprie storie.

 

Quali sono, secondo lei, i soggetti che si muovono nel perimetro della pubblica utilità e quale il loro ruolo? 

In generale si muovono nel perimetro della pubblica utilità tutti i soggetti, individuali e collettivi – che operano nei settori più diversi – con spirito di innovazione e  secondo dinamiche di dialogo e creatività.

Le sfide perché la pubblica utilità del loro operato sia riconosciuta e valorizzata sono di tre tipi.

In primo luogo, una maggiore consapevolezza delle dinamiche epistemologiche e di gruppo che stanno alla base di queste esperienze. Ascolto attivo, auto-consapevolezza emozionale, gestione alternativa dei conflitti , sono tutti atteggiamenti e comportamenti apprendibili , la cui efficacia e ampiamente verificabile. La dinamica bisociativa della stessa “creatività” (nella vita quotidiana, nell’invenzione scientifica, nelle arti) è stata ampiamente dimostrata dai tempi in cui Arthur Koestler scriveva L’atto creativo , a metà degli anni ’60 .

In secondo luogo la sostituzione delle assemblee organizzate per file di sedie rivolte al palco con una spazialità che consente l’alternanza di lavori in plenaria e in piccoli gruppi e  la presenza di facilitatori garanti di spazi/tempi dedicati all’ascolto reciproco e alla moltiplicazione delle opzioni . Ovvero: sostituire alle  dinamiche di gruppo funzionali al “dibattito” e “argomentazione” (chi ha ragione, chi torto), dinamiche dialogiche e di esplorazione congiunta di mondi possibili.

In terzo luogo e assolutamente fondamentale: dedicare tempo, eventi, ricerche, incontri allo studio ed evidenziazione di “gli spazi della innovazione, del dialogo e creatività nella e con la Pubblica Amministrazione.”  La PA è il nodo in cui la concezione dell’autorità e del potere e la creatività entrano in collisione in Italia più che in altri Paesi, a scapito di queste ultime. Il difetto principale della cultura italiana, la vera “lotta di classe” incompiuta, sta nell’incapacità di sbellicarsi dalle risate rispetto alla subalternità, ai regolamenti e gerghi di un diritto pubblico pretenzioso e parruccone.

 

Guardando al prossimo futuro, come immagina che si evolverà l’idea di pubblica utilità? Quali dinamiche interesseranno questo ambito?

Sono molto interessanti le esperienze di “democrazia sperimentale” in atto in vari Paesi europei, in Canada, negli Usa e in alcuni Paesi della America Latina.  Sono esperienze che mettono radicalmente in discussione l’impianto epistemologico della modernità (vedi Foucault).  In particolare richiedono una redifinizione dei seguenti concetti:

  • “interesse generale”: (da una posizione al di sopra delle parti, all’esito di un processo partecipativo inclusivo e trasparente). Lo slogan alternativo: “tutto il mondo nella stanza”;
  • “maggioranza e minoranza”: (da una concezione dei processi decisionali legittimi basata sull’irrigimentazione del singolo/ della minoranza a una basata sul diritto di ascolto dei singoli e delle minoranze). Slogan alternativo: “Niente per noi senza di noi/ Nothing for us without us”;
  • “terreni comuni” : (da valori e legami ereditati e scontati vs costruiti congiuntamente). Slogan alternativo: “Dalla paura del diverso alla paura dello stesso”;
  • “Partiti”:  (da incanalatori della volontà dei cittadini vs garanti del gioco dell’ascolto). Slogan: gli abitanti e non i partiti sono i principali city makers.

In sintesi: un nuovo senso della politica.

 

In base alla sua esperienza, ci racconti dei ‘casi virtuosi’ che operano negli ambiti che ha segnalato come afferenti all’idea di pubblica utilità (domanda 2)

Un’esperienza recente non diretta da me, ma da Susan E. George , Presidente (custode dello spazio dialogico) della Associazione Italiana di Partecipazione Pubblica – Associazione Italiana di Partecipazione Pubblica  è un corso di formazione per i dirigenti del Comune di Livorno, teso alla attuazione di una Amministrazione 4.0.   L’approccio è quello  promosso in tutto il mondo dal ricercatore e studioso del MIT, Carl Otto Scharmer, che sta “attecchendo” in varie parti del mondo, in particolare nella PA scozzese. Il caso di Livorno è incredibilmente interessante in quanto si è verificata una vera conversione  sia all’interno della Giunta Comunale (M5S) che fra la dirigenza tecnico/amministrativa del Comune.

Poi potrei elencare tutta una serie di esperienze virtuose, sia in Italia che all’estero. Ultimamente come Ascolto Attivo srl, assieme alle mie socie, mi sono occupata del processo di recupero e riqualificazione del complesso di SS Trinità delle Monache (ex ospedale militare) a Napoli e della ricostruzione partecipata di Camerino, accanto al gruppo di lavoro di Mario Cucinella.

In precedenza come Ascolto Attivo srl, abbiamo affiancato un gruppo di cittadini di Pavia che in modo autonomo e auto-finanziato (la consulenza di Ascolto Attivo è stata pagata di tasca loro, cosa abituale negli Usa, ma molto rara in Italia) si sono costituiti in “Arsenale creativo”. Ecco il loro programma (che stanno perseguendo nonostante lo scarso entusiasmo e collaborazione delle istituzioni comunali e politiche). Proposta del percorso partecipativo: “La città che desideriamo. Coinvolgimento della cittadinanza nella progettazione partecipata e creativa dell’area dell’ex Arsenale”

La città di Pavia si trova di fronte a un’occasione unica: nel giro di pochi mesi (quelli previsti dal decreto Sblocca-Italia) i muri dell’ex Arsenale verranno abbattuti e il centro della città si troverà ampliato di circa 140.000 mq (un terzo dell’attuale estensione), con la possibilità di creare un nuovo circuito di spazi e luoghi che dialogano con il resto della città e la potenziano, diventano occasione per un rilancio complessivo della iniziativa sociale, economica e culturale della intera città.

In questa contingenza, un gruppo composito e deciso di cittadini hanno fondato Arsenale Creativo, sulla base della convinzione che l’esito positivo di tale intervento è oggigiorno strettamente dipendente  da un approccio  di progettazione partecipata e creativa, in sintonia con i metodi di democrazia partecipativa cui ricorrono sempre più spesso le amministrazioni delle più importanti città del mondo (vedi fra gli altri, a Parigi, i 23 progetti ReinventerParis e i 20 milioni di euro stanziati nel 2014 per il Bilancio Partecipativo, a New York l’intervento su Ground Zero, a Milano il progetto partecipato Garibaldi e l’Isola Partecipata in atto dal 2012 e i 9 milioni di euro stanziati per il Bilancio Partecipativo del 2015).

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Ricostruzione, politica e partecipazione

05/10/2017
di Agnese Bertello
Vasco Errani conclude il suo mandato da Commissario Straordinario e lascia in eredità un’ordinanza (n. 36, 8 settembre 2017) che...
Vasco Errani conclude il suo mandato da Commissario Straordinario e lascia in eredità un’ordinanza (n. 36, 8 settembre 2017) che ai nostri occhi rappresenta un “caso di studio” emblematico per analizzare il complesso rapporto tra partecipazione e politica. Quali sono gli elementi di questo “caso di studio”? Il primo Decreto Legge del Commissario (n.189), datato... Read more »

Vasco Errani conclude il suo mandato da Commissario Straordinario e lascia in eredità un’ordinanza (n. 36, 8 settembre 2017) che ai nostri occhi rappresenta un “caso di studio” emblematico per analizzare il complesso rapporto tra partecipazione e politica.

Quali sono gli elementi di questo “caso di studio”? Il primo Decreto Legge del Commissario (n.189), datato 17 ottobre 2016, individua la partecipazione dei cittadini come strumento fondamentale per la ricostruzione: gli interventi, dice, “devono avvenire assicurando un ampio coinvolgimento delle persone interessate”. Vasco Errani è stato presidente della Regione Emilia Romagna dove la Legge sulla partecipazione esiste da tempo, conosce la partecipazione da vicino, ne conosce l’importanza e giustamente la pone al centro di una politica di ricostruzione.

Nella primavera 2017, Errani decide di affidare allo studio di Mario Cucinella l’elaborazione di un Piano Strategico per la ricostruzione del centro storico della città di Camerino. Il Piano deve prevedere un percorso partecipativo che coinvolga gli abitanti della città marchigiana. Da questa scelta, nasce Workshop Ricostruzione Camerino (WSR Camerino), progetto di MCArchitects, School of Sustainability che vede come partner Ascolto Attivo, per la progettazione partecipata.

 

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Tra maggio e luglio 2017, sono stati organizzati 4 laboratori cui hanno partecipato tra le 60 e le 150 persone. Alla Rocca di Camerino, intorno ai tavoli, in incontri che dalle 18,00 si protraevano a volte fino alle 22, abitanti e architetti ragionavamo insieme di come trasformare un dramma in un’occasione di crescita, come farla ancora più bella, questa città, garantendo vie di fuga, spazi aperti, luoghi di socialità, servizi, un centro storico vissuto 7 giorni su 7… Così, in questo dialogo, che non è stato senza conflittualità, ma pieno di energia e intelligenza, si è riuscita a condividere una visione della Camerino futura e a cominciare a costruire un Piano d’Azione concreto per dare concretezza a quella visione

A settembre le Linee strategiche WSR Camerino (Workshop Ricostruzione Camerino) sono state presentate non solo al Comune di Camerino, ma alla Regione Marche, alla Sovrintendenza dei Beni Culturali, alla Provincia di Macerata, all’Arcidiocesi di Camerino, all’Ufficio Speciale per la Ricostruzione Ancora e Macerata, al MiBACT, all’Università di Camerino, avviando un
Tavolo di lavoro che tiene insieme, oltre ai cittadini, tutte le istituzioni coinvolte nella ricostruzione della città. Il primo passo di una nuova fase di lavoro che da Strategia diventa Piano d’azione. Nell’approccio proposto, la partecipazione dei cittadini è stata l’elemento innovativo capace di fare la differenza. La Sovrintendenza ha sottolineato come Camerino sia l’unica città in cui, grazie a questo lavoro,
esiste un Piano strategico di ricostruzione condiviso; tutti gli attori si sono detti disponibili e pronti ad andare avanti attraverso il confronto con gli abitanti.
Ora, la domanda che ci poniamo è: come mai da qui si arriva all’ordinanza emanata da Errani?
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Considerando questa esperienza specifica, che il Commissario e tutto il suo staff conoscono bene; considerando le esperienze pregresse di Errani che è stato Presidente della Regione Emilia Romagna, dove la Legge sulla Partecipazione c’è, dove il concetto di Bene Comune è radicato; considerando anche il fatto che il Ministero delle Infrastrutture lavora sul Dibattito Pubblico, strumento importante di partecipazione, che il Ministero per la Semplificazione ha emanato un Decreto sulla consultazione dei cittadini; considerando tutto questo: come si arriva a un’ordinanza che riduce la partecipazione all’invio di proposte individuali con strumenti telematici, che la partecipazione la imbriglia e la contingenta, come segnala anche Luigi Bobbio su www.lavoce.info?

Bobbio sintetizza così la sostanza dell’ordinanza: “Cittadini e gruppi possono formulare proposte, ma solo entro 45 giorni della perimetrazione dei siti e devono inviarle esclusivamente per via telematica (articolo 3), una disposizione che, trattandosi per lo più di borghi di poche anime, appare quanto meno strana. Possono formulare osservazioni sui piani urbanistici e ambientali dei comuni, ma solo entro 10 giorni dalla loro adozione, che scendono a 7 se si tratta di osservazioni alle contro-decisioni della commissione permanente (articolo 4). A loro volta, i comitati istituzionali dovranno emanare entro 60 giorni un regolamento sulle modalità di partecipazione dei cittadini e, se non lo faranno (e possiamo facilmente prevedere che non lo faranno), dovranno provvedere le regioni nei successivi 45 giorni (articolo 2)”.

 

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Eppure, i presupposti e gli obiettivi inseriti nell’ordinanza sono assolutamente coerenti con l’idea di un processo partecipativo inclusivo. Vi si dice, e citiamo dal testo, che l’obiettivo è “adottare decisioni condivise ed idonee alla realizzazione delle esigenze dei cittadini, operando (…) attraverso modalità di ascolto e consultazione, nei Comuni interessati, degli operatori economici e della cittadinanza”, inoltre, e continuiamo a citare, si vuole assicurare “la massima celerità, efficacia ed efficienza degli interventi e delle iniziative”.

Perché si adotta, allora, una procedura che non sembra centrare l’obiettivo? A quali esigenze – della burocrazia, della politica, degli organi di governo – ha dato risposta la procedura scelta? È importante domandarselo, se vogliamo capire e provare a fare diversamente.

Come Ascolto Attivo, in occasione del Festival della Soft Economy, organizzato nel luglio scorso a Treia da Symbola, dove il progetto WSR Camerino è stato presentato, abbiamo dato la nostra disponibilità ad affiancare lo staff del Commissario per lavorare alla stesura dell’ordinanza. C’è bisogno di competenze di professionisti diversi per farlo bene: pubblici amministratori, esperti di normativa in materia, architetti e progettisti, facilitatori esperti di progettazione partecipata.

C’è bisogno anche del contributo di una facilitatrice esperta di comunicazione, di facilitazione linguistica (il discorso sull’Antilingua di Tullio De Mauro è sempre attualissimo), che faccia in modo che quanto elaborato sia comprensibile per chi deve partecipare. Altrimenti a cosa serve?

 

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Workshop Ricostruzione Camerino

13/07/2017
di Agnese Bertello
Mario Cucinella Architects e School of Sustainability sono stati chiamati dal Commissario per la Ricostruzione, Vasco Errani, e dal sindaco...
Mario Cucinella Architects e School of Sustainability sono stati chiamati dal Commissario per la Ricostruzione, Vasco Errani, e dal sindaco di Camerino, Gianluca Pasqui, a elaborare delle linee guida strategiche per la ricostruzione di Camerino dopo il terremoto del 2016. Alla base del progetto Workshop Ricostruzione Camerino, l’idea che la ricostruzione possa rivelarsi un’occasione di... Read more »

Mario Cucinella Architects e School of Sustainability sono stati chiamati dal Commissario per la Ricostruzione, Vasco Errani, e dal sindaco di Camerino, Gianluca Pasqui, a elaborare delle linee guida strategiche per la ricostruzione di Camerino dopo il terremoto del 2016. Alla base del progetto Workshop Ricostruzione Camerino, l’idea che la ricostruzione possa rivelarsi un’occasione di rilancio, di sviluppo e crescita, per fare meglio e non semplicemente tornare a “com’era prima”.
Questa strategia poggia anche sulla necessità di coinvolgere in maniera concreta gli abitanti di cittadini, chiamandoli a prendere parte a un percorso di vera co-progettazione che ridefinisca il futuro della città.

Ascolto Attivo ha lavorato insieme al team di progetto mettendo a punto e coordinando 4 laboratori che hanno consentito di elaborare una vision condivisa da parte degli abitanti per il futuro della città, di ragionare concretamente sugli interventi organici, sull’intera città, e specifici di ogni porzione di essa (unità urbana), puntando a creare dei gruppi di lavoro operativi, composti da abitanti e tecnici, concretamente impegnati nel portare avanti il progetto della ricostruzione.

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Corso per facilitatori in Sardegna

26/04/2017
di Agnese Bertello
Ascolto Attivo va in tournée in terra sarda.  Da luglio 2017 a novembre 2017, presso la Casa per la Pace...
Ascolto Attivo va in tournée in terra sarda.  Da luglio 2017 a novembre 2017, presso la Casa per la Pace di Ghilarza (OR), si terrà il Corso per facilitatori. Si tratta di 5 appuntamenti residenziali, dal venerdì pomeriggio alla domenica mattina, in cui approfondiremo tecniche, metodi, esperienze di facilitazione, gestione creativa dei conflitti, progettazione partecipata.... Read more »

Ascolto Attivo va in tournée in terra sarda. 
Da luglio 2017 a novembre 2017, presso la Casa per la Pace di Ghilarza (OR), si terrà il Corso per facilitatori. Si tratta di 5 appuntamenti residenziali, dal venerdì pomeriggio alla domenica mattina, in cui approfondiremo tecniche, metodi, esperienze di facilitazione, gestione creativa dei conflitti, progettazione partecipata.
L’obiettivo è creare una rete di facilitatori, di leader facilitativi, capaci di sostenere la crescita delle comunità territoriali, nella loro specificità, favorendo innovazione sociale e culturale.

L’intero corso costa 650 euro, comprensivi di alloggio. I singoli appuntamenti invece costano 2oo euro.
Per maggiori informazioni e iscrizioni: tinafadda@tiscali.it

Scarica la locandina

 

 

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URBACT 2nd Chance – Napoli

11/04/2017
di Agnese Bertello
Nel maggio 2016, la Commissione Europea ha annunciato l’ammissione alla seconda fase del Progetto “2nd Chance – Waking up the...
Nel maggio 2016, la Commissione Europea ha annunciato l’ammissione alla seconda fase del Progetto “2nd Chance – Waking up the sleeping giants”, nell’ambito del programma internazionale URBACT III, coordinato dall’Assessorato alle politiche urbane ed urbanistica del Comune di Napoli. Nell’ambito del programma, di cui Napoli è città capofila, sono coinvolte le seguenti città partner: Liverpool... Read more »

Nel maggio 2016, la Commissione Europea ha annunciato l’ammissione alla seconda fase del Progetto “2nd Chance – Waking up the sleeping giants”, nell’ambito del programma internazionale URBACT III, coordinato dall’Assessorato alle politiche urbane ed urbanistica del Comune di Napoli.

Nell’ambito del programma, di cui Napoli è città capofila, sono coinvolte le seguenti città partner: Liverpool (Regno Unito), Lublino (Polonia), Maribor (Slovenia), Brussel (Belgio), Caen (Francia), Chemnitz (Germania), Gijon (Spagna), Liverpool (Regno Unito), Lublino (Polonia), Maribor (Slovenia), Agenzia per lo Sviluppo della Città di Dubrovnik (D.U.R.A. – Croazia), Università di Genova (Italia), Società di riqualificazione urbana Porto Vivo di Porto (PV PORTO VIVO SRU – Portogallo). Questa rete di città europee ha l’obiettivo di confrontarsi sul tema della riqualificazione e del riuso dei grandi immobili abbandonati o parzialmente utilizzati ed elaborare, tramite laboratori di urbanistica partecipata in ogni città, strategie e piani di azione locale.

Il Comune di Napoli ha scelto di focalizzare l’elaborazione del Local Action Plan del progetto “2nd Chance” sul recupero e la rifunzionalizzazione del complesso della Ss. Trinità delle Monache (ex Ospedale Militare), nell’ottica di una rigenerazione urbana con riferimento al contesto territoriale in cui esso è inserito (Quartieri Spagnoli e Montesanto) e attraverso un processo partecipativo che coinvolga gli attori locali interessati. Tale attività dovrà concludersi entro Dicembre 2017.

Ascolto Attivo è tra gli esperti coinvolti per la conduzione del percorso di progettazione partecipata. In particolare, Ascolto Attivo curerà il laboratorio di visioning su Futuri Possibili, l’Open Space Technology e il laboratorio di confronto creativo successivo. A questi laboratori, sono affiancati dei momenti formativi su ascolto attivo, gestione creativa dei conflitti, leadership facilitativa rivolti a tutti i cittadini interessati.

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