Comune di Napoli

Urbact 2nd Change. Final Meeting

27/04/2018
di Agnese Bertello
Ascolto Attivo partecipa all’evento conclusivo del programma europeo Urbact 2nd Chance. Waking up the Sleeping Giants. Il programma ha coinvolto...
Ascolto Attivo partecipa all’evento conclusivo del programma europeo Urbact 2nd Chance. Waking up the Sleeping Giants. Il programma ha coinvolto 11 città europee nell’elaborazione di un progetto per il recupero di spazi abbandonati collocati nel cuore delle città. Ascolto Attivo ha affiancato il Comune di Napoli e ha ideato e condotto i laboratori di progettazione partecipata... Read more »

Ascolto Attivo partecipa all’evento conclusivo del programma europeo Urbact 2nd Chance. Waking up the Sleeping Giants.

Il programma ha coinvolto 11 città europee nell’elaborazione di un progetto per il recupero di spazi abbandonati collocati nel cuore delle città. Ascolto Attivo ha affiancato il Comune di Napoli e ha ideato e condotto i laboratori di progettazione partecipata per la messa a fuoco di una visioning condivisa sul futuro dell’ex ospedale militare e l’emersione di idee e proposte per il suo recupero. Queste idee sono alla base del Piano di Azione Locale presentato a conclusione del progetto Urbact 2nd Chance.
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Di pubblica utilità

11/10/2017
di Marianella Sclavi
Questa intervista a Marianella Sclavi è stata realizzata dalla Fondazione Symbola, durante il Festival della Soft Economy, a Treia, nel luglio...
Questa intervista a Marianella Sclavi è stata realizzata dalla Fondazione Symbola, durante il Festival della Soft Economy, a Treia, nel luglio 2017.  Ascolto Attivo era a Treia per presentare il percorso di progettazione partecipata condotto a Camerino con MCArchitects e Sos School of Sustainability, per la ricostruzione del centro storico della città dopo il sisma dell’autunno... Read more »

Questa intervista a Marianella Sclavi è stata realizzata dalla Fondazione Symbola, durante il Festival della Soft Economy, a Treia, nel luglio 2017.  Ascolto Attivo era a Treia per presentare il percorso di progettazione partecipata condotto a Camerino con MCArchitects e Sos School of Sustainability, per la ricostruzione del centro storico della città dopo il sisma dell’autunno precedente.
L’intervista è uscita sul sito del Festival Pubblica Utilità che si terrà ad ottobre 2017.

 

In base alla sua esperienza e alle sue competenze, come definirebbe, oggi, il concetto di “pubblica utilità”? 

Mi occupo di come si costruiscono contesti di mutuo apprendimento e co-progettazione creativa. Il nemico fondamentale di queste pratiche è una abitudine di pensiero che Gregory Bateson nella introduzione di Verso una Ecologia della mente, definisce “soporifera”.

Esempi di spiegazione soporifera sono:
1. “ Non è portato per…” ( gli studi, le lingue, gli sport, la leadership, l’impegno sociale, la cittadinanza attiva, ecc.)
2. “la colpa è della..” (burocrazia, casta, dirigenza, natura umana, il ministero, le istituzioni, ecc).

Bateson, per illustrare il concetto di “spiegazione soporifera” sopra esposto ricorre ad un episodio tratto da una commedia di Molière dove tre accademici medioevali chiedono al candidato “Perché l’oppio fa dormire?” e quello trionfante: “Perché esso possiede un principio soporifero, una virtus dormitiva .”

Sembra che questa scenetta ai tempi di Molière, ovvero nel XVIImo secolo, facesse sbellicare dal ridere le platee per le quali era evidente che la spiegazione del candidato era “finta”, tautologica: “fa dormire perché fa dormire!!”. Ebbene, le platee del XXImo secolo -a quanto mi risulta- non trovano niente di strano né di umoristico nella risposta del candidato. La prendono per buona. La mia conclusione è che siamo talmente assuefatti al pensiero soporifero che ci appare come l’unico possibile. Che altro modo di ragionare c’è?

Il ricorso al pensiero soporifero, che “assume che la causa di un comportamento sia una parola astratta derivata dal comportamento stesso” (G. Bateson), è ormai endemico. Ed è un problema epistemologico fondamentale in quanto impedisce la raccolta di conoscenze necessarie a dirigere il cambiamento.

Il dibattito pubblico attualmente in Italia è dominato da questo approccio che è il contrario del professionista riflessivo, della capacità di imparare dagli incidenti di percorso e dalle buone pratiche; è la negazione di quella epistemologia dei mondi possibili sulla quale si incardina l’attività di progettazione e naturalmente anche quella di co-progettazione creativa.

Senza sconfiggere questa abitudine di pensiero e i campi conversazionali che la sostengono, non è neppure il caso di parlare di “pubblica utilità.”

 

Quali possono essere le caratteristiche e gli ambiti che associa all’idea di “pubblica utilità”? Quali le loro peculiarità?

Qualsiasi contesto dialogico, nel quale le differenze vengono accolte come risorse e trasformate dai partecipanti in occasioni di co-progettazione creativa, è in quanto tale potenzialmente di “pubblica utilità”.

Le due principali palestre di allenamento nelle capacità di base necessarie per familiarizzarsi con una epistemologia dei mondi possibili e imparare a muoversi con scioltezza ed efficacia nella complessità, sono l’HUMOR E L’INTERCULTURA. Più precisamente: le dinamiche sociali dell’umorismo e quelle della buona comunicazione interculturale. In entrambi i casi la correzione di una interpretazione data per scontata avviene grazie alla capacità di vedere le cose anche da un altro punto di vista in precedenza escluso. In entrambi i casi la trasformazione della smentita/fallimento interpretativo in moltiplicazione dei punti di vista, fa approdare a una comprensione più adeguata della situazione di partenza.

Perché la dimensione di pubblica utilità di questo habitat epistemologico sia riconosciuta è necessario potenziare in Italia circuiti autorevoli, capaci di far sì che esso diventi il tratto qualificante in particolare delle istituzioni educative (famiglia, scuola, spazi di socialità) e della Pubblica Amministrazione all’interno di una concezione post-moderna della governance.

Si tratta di abituarsi a raccogliere “incidenti critici”, a possedere una vasta aneddotica di modalità “inusuali” di interpretare/affrontare le questioni spinose, che paiono irresolvibili. Come aveva ben capito Wittgenstein: “Non è vero che l’eccezione conferma la regola. L’eccezione fa emergere possibilità in precedenza escluse.”

 

In base alla sua esperienza, ci sono settori/ambiti emergenti che possono essere oggi collegati al concetto di pubblica utilità?

Il libro Facilitiamoci! (2016) scritto da tre giovani donne neo laureate rispettivamente in ingegneria elettronica, architettura e comunicazione internazionale, è interessante per discutere quali sono i bisogni psicosociali dei giovani d’oggi per tre sue caratteristiche.

1.La denuncia di partenza: “Abbiamo vissuto sulla nostra pelle abusi di chi, in un gruppo, ha più potere, e lo usa esclusivamente per il proprio tornaconto. Conosciamo bene le conseguenze di conflitti rimasti nascosti sotto i tappeti o esplosi in contesti poco sicuri. Abbiamo partecipato ad innumerevoli riunioni estenuanti, dove le decisioni sono state prese per sfinimento o senza un vero consenso dei partecipanti”.

  1. La diagnosi: “Per risolvere questi problemi bisogna cambiare l’humus sociale e culturale che li perpetua”. ( Estensione della famosa citazione di Einstein: “Non si possono risolvere i problemi con le stesse forme di pensiero che li hanno provocati “) 3 Il metodo adottato: usare tutti gli strumenti che il XXI secolo mette a disposizione, da Internet e social network, ai voli low cost, ai programmi europei sulla iniziativa e imprenditorialità giovanile, per osservare personalmente le “buone pratiche” in giro per il pianeta, imparare come si organizzano contesti di mutuo apprendimento e di confronto creativo e incominciare a metterli in atto ovunque sia possibile. Quello che scoprono è che fra sistemi complessi che funzionano e quelli che non funzionano vi è una discontinuità epistemologica radicale che non può essere sottaciuta, che va dichiarata e vissuta con auto-riflessività, mettendo in gioco le proprie emozioni e le proprie storie.

 

Quali sono, secondo lei, i soggetti che si muovono nel perimetro della pubblica utilità e quale il loro ruolo? 

In generale si muovono nel perimetro della pubblica utilità tutti i soggetti, individuali e collettivi – che operano nei settori più diversi – con spirito di innovazione e  secondo dinamiche di dialogo e creatività.

Le sfide perché la pubblica utilità del loro operato sia riconosciuta e valorizzata sono di tre tipi.

In primo luogo, una maggiore consapevolezza delle dinamiche epistemologiche e di gruppo che stanno alla base di queste esperienze. Ascolto attivo, auto-consapevolezza emozionale, gestione alternativa dei conflitti , sono tutti atteggiamenti e comportamenti apprendibili , la cui efficacia e ampiamente verificabile. La dinamica bisociativa della stessa “creatività” (nella vita quotidiana, nell’invenzione scientifica, nelle arti) è stata ampiamente dimostrata dai tempi in cui Arthur Koestler scriveva L’atto creativo , a metà degli anni ’60 .

In secondo luogo la sostituzione delle assemblee organizzate per file di sedie rivolte al palco con una spazialità che consente l’alternanza di lavori in plenaria e in piccoli gruppi e  la presenza di facilitatori garanti di spazi/tempi dedicati all’ascolto reciproco e alla moltiplicazione delle opzioni . Ovvero: sostituire alle  dinamiche di gruppo funzionali al “dibattito” e “argomentazione” (chi ha ragione, chi torto), dinamiche dialogiche e di esplorazione congiunta di mondi possibili.

In terzo luogo e assolutamente fondamentale: dedicare tempo, eventi, ricerche, incontri allo studio ed evidenziazione di “gli spazi della innovazione, del dialogo e creatività nella e con la Pubblica Amministrazione.”  La PA è il nodo in cui la concezione dell’autorità e del potere e la creatività entrano in collisione in Italia più che in altri Paesi, a scapito di queste ultime. Il difetto principale della cultura italiana, la vera “lotta di classe” incompiuta, sta nell’incapacità di sbellicarsi dalle risate rispetto alla subalternità, ai regolamenti e gerghi di un diritto pubblico pretenzioso e parruccone.

 

Guardando al prossimo futuro, come immagina che si evolverà l’idea di pubblica utilità? Quali dinamiche interesseranno questo ambito?

Sono molto interessanti le esperienze di “democrazia sperimentale” in atto in vari Paesi europei, in Canada, negli Usa e in alcuni Paesi della America Latina.  Sono esperienze che mettono radicalmente in discussione l’impianto epistemologico della modernità (vedi Foucault).  In particolare richiedono una redifinizione dei seguenti concetti:

  • “interesse generale”: (da una posizione al di sopra delle parti, all’esito di un processo partecipativo inclusivo e trasparente). Lo slogan alternativo: “tutto il mondo nella stanza”;
  • “maggioranza e minoranza”: (da una concezione dei processi decisionali legittimi basata sull’irrigimentazione del singolo/ della minoranza a una basata sul diritto di ascolto dei singoli e delle minoranze). Slogan alternativo: “Niente per noi senza di noi/ Nothing for us without us”;
  • “terreni comuni” : (da valori e legami ereditati e scontati vs costruiti congiuntamente). Slogan alternativo: “Dalla paura del diverso alla paura dello stesso”;
  • “Partiti”:  (da incanalatori della volontà dei cittadini vs garanti del gioco dell’ascolto). Slogan: gli abitanti e non i partiti sono i principali city makers.

In sintesi: un nuovo senso della politica.

 

In base alla sua esperienza, ci racconti dei ‘casi virtuosi’ che operano negli ambiti che ha segnalato come afferenti all’idea di pubblica utilità (domanda 2)

Un’esperienza recente non diretta da me, ma da Susan E. George , Presidente (custode dello spazio dialogico) della Associazione Italiana di Partecipazione Pubblica – Associazione Italiana di Partecipazione Pubblica  è un corso di formazione per i dirigenti del Comune di Livorno, teso alla attuazione di una Amministrazione 4.0.   L’approccio è quello  promosso in tutto il mondo dal ricercatore e studioso del MIT, Carl Otto Scharmer, che sta “attecchendo” in varie parti del mondo, in particolare nella PA scozzese. Il caso di Livorno è incredibilmente interessante in quanto si è verificata una vera conversione  sia all’interno della Giunta Comunale (M5S) che fra la dirigenza tecnico/amministrativa del Comune.

Poi potrei elencare tutta una serie di esperienze virtuose, sia in Italia che all’estero. Ultimamente come Ascolto Attivo srl, assieme alle mie socie, mi sono occupata del processo di recupero e riqualificazione del complesso di SS Trinità delle Monache (ex ospedale militare) a Napoli e della ricostruzione partecipata di Camerino, accanto al gruppo di lavoro di Mario Cucinella.

In precedenza come Ascolto Attivo srl, abbiamo affiancato un gruppo di cittadini di Pavia che in modo autonomo e auto-finanziato (la consulenza di Ascolto Attivo è stata pagata di tasca loro, cosa abituale negli Usa, ma molto rara in Italia) si sono costituiti in “Arsenale creativo”. Ecco il loro programma (che stanno perseguendo nonostante lo scarso entusiasmo e collaborazione delle istituzioni comunali e politiche). Proposta del percorso partecipativo: “La città che desideriamo. Coinvolgimento della cittadinanza nella progettazione partecipata e creativa dell’area dell’ex Arsenale”

La città di Pavia si trova di fronte a un’occasione unica: nel giro di pochi mesi (quelli previsti dal decreto Sblocca-Italia) i muri dell’ex Arsenale verranno abbattuti e il centro della città si troverà ampliato di circa 140.000 mq (un terzo dell’attuale estensione), con la possibilità di creare un nuovo circuito di spazi e luoghi che dialogano con il resto della città e la potenziano, diventano occasione per un rilancio complessivo della iniziativa sociale, economica e culturale della intera città.

In questa contingenza, un gruppo composito e deciso di cittadini hanno fondato Arsenale Creativo, sulla base della convinzione che l’esito positivo di tale intervento è oggigiorno strettamente dipendente  da un approccio  di progettazione partecipata e creativa, in sintonia con i metodi di democrazia partecipativa cui ricorrono sempre più spesso le amministrazioni delle più importanti città del mondo (vedi fra gli altri, a Parigi, i 23 progetti ReinventerParis e i 20 milioni di euro stanziati nel 2014 per il Bilancio Partecipativo, a New York l’intervento su Ground Zero, a Milano il progetto partecipato Garibaldi e l’Isola Partecipata in atto dal 2012 e i 9 milioni di euro stanziati per il Bilancio Partecipativo del 2015).

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URBACT 2nd Chance – Napoli

11/04/2017
di Agnese Bertello
Nel maggio 2016, la Commissione Europea ha annunciato l’ammissione alla seconda fase del Progetto “2nd Chance – Waking up the...
Nel maggio 2016, la Commissione Europea ha annunciato l’ammissione alla seconda fase del Progetto “2nd Chance – Waking up the sleeping giants”, nell’ambito del programma internazionale URBACT III, coordinato dall’Assessorato alle politiche urbane ed urbanistica del Comune di Napoli. Nell’ambito del programma, di cui Napoli è città capofila, sono coinvolte le seguenti città partner: Liverpool... Read more »

Nel maggio 2016, la Commissione Europea ha annunciato l’ammissione alla seconda fase del Progetto “2nd Chance – Waking up the sleeping giants”, nell’ambito del programma internazionale URBACT III, coordinato dall’Assessorato alle politiche urbane ed urbanistica del Comune di Napoli.

Nell’ambito del programma, di cui Napoli è città capofila, sono coinvolte le seguenti città partner: Liverpool (Regno Unito), Lublino (Polonia), Maribor (Slovenia), Brussel (Belgio), Caen (Francia), Chemnitz (Germania), Gijon (Spagna), Liverpool (Regno Unito), Lublino (Polonia), Maribor (Slovenia), Agenzia per lo Sviluppo della Città di Dubrovnik (D.U.R.A. – Croazia), Università di Genova (Italia), Società di riqualificazione urbana Porto Vivo di Porto (PV PORTO VIVO SRU – Portogallo). Questa rete di città europee ha l’obiettivo di confrontarsi sul tema della riqualificazione e del riuso dei grandi immobili abbandonati o parzialmente utilizzati ed elaborare, tramite laboratori di urbanistica partecipata in ogni città, strategie e piani di azione locale.

Il Comune di Napoli ha scelto di focalizzare l’elaborazione del Local Action Plan del progetto “2nd Chance” sul recupero e la rifunzionalizzazione del complesso della Ss. Trinità delle Monache (ex Ospedale Militare), nell’ottica di una rigenerazione urbana con riferimento al contesto territoriale in cui esso è inserito (Quartieri Spagnoli e Montesanto) e attraverso un processo partecipativo che coinvolga gli attori locali interessati. Tale attività dovrà concludersi entro Dicembre 2017.

Ascolto Attivo è tra gli esperti coinvolti per la conduzione del percorso di progettazione partecipata. In particolare, Ascolto Attivo curerà il laboratorio di visioning su Futuri Possibili, l’Open Space Technology e il laboratorio di confronto creativo successivo. A questi laboratori, sono affiancati dei momenti formativi su ascolto attivo, gestione creativa dei conflitti, leadership facilitativa rivolti a tutti i cittadini interessati.

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