Marianella Sclavi

Presente, passato, futuro della partecipazione a Milano

13/11/2019
di Agnese Bertello
Dal 22 al 24 novembre a Milano si tiene “Milano Partecipa” primo evento interamente dedicato alla partecipazione dei cittadini. Il...
Dal 22 al 24 novembre a Milano si tiene “Milano Partecipa” primo evento interamente dedicato alla partecipazione dei cittadini. Il programma dell’evento è stato costruito dal basso, accogliendo le proposte dal territorio. Ascolto Attivo propone un workshop dal titolo “Passato, presente e futuro della partecipazione a Milano” che si terrà domenica 24 novembre dalle 16.00... Read more »

Dal 22 al 24 novembre a Milano si tiene “Milano Partecipa” primo evento interamente dedicato alla partecipazione dei cittadini. Il programma dell’evento è stato costruito dal basso, accogliendo le proposte dal territorio.

Ascolto Attivo propone un workshop dal titolo “Passato, presente e futuro della partecipazione a Milano” che si terrà domenica 24 novembre dalle 16.00 alle 18.00 presso lo Spazio Joule, Cariplo Factory.

Obiettivo del workshop è condividere una riflessione su come è cambiata la partecipazione – il modo di pensarla, il modo di farla – a Milano negli ultimi 10 anni. Una riflessione da cui partire per cercare di mettere a fuoco insieme come vogliamo che sia in futuro. Il workshop è aperto a tutti coloro che la partecipazione la fanno, la pensano, la vogliono: cittadini, facilitatori, esperti, ricercatori, istituzioni, associazioni…

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Rimini on air 1969/2019. Partecipazione e progetto urbano

05/09/2019
di Agnese Bertello
Due giorni di convengo a Rimini su partecipazione e progetto urbano a partire dall’esperienza di Giancarlo De Carlo. Tra i...
Due giorni di convengo a Rimini su partecipazione e progetto urbano a partire dall’esperienza di Giancarlo De Carlo. Tra i relatori, Marianella Sclavi, con un intervento su Teoria e pratica della partecipazione in ubanistica e architettura. 

Due giorni di convengo a Rimini su partecipazione e progetto urbano a partire dall’esperienza di Giancarlo De Carlo. Tra i relatori, Marianella Sclavi, con un intervento su Teoria e pratica della partecipazione in ubanistica e architettura. 

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Cittadinanza sociale e territorio

09/09/2019
di Marianella Sclavi
Un’iniziativa di democrazia partecipata nel quartiere Libertà di Benevento.
Un’iniziativa di democrazia partecipata nel quartiere Libertà di Benevento.

La situazione attuale del rione Libertà di Benevento è per molti versi sintomatica della crisi della convivenza e della politica nel nostro Paese. Il quartiere Libertà è il più popoloso della città ed è un quartiere popolare ricco di associazioni che operano in molti ambiti tenendo vivo (nello sport, nella cura dei disabili, nel doposcuola, nella mobilitazione dei senza casa, nella promozione di occasioni di socialità e di lotta contro il degrado, ecc.) il rapporto fra dimensione comunitaria e qualità della vita. E tuttavia la sensazione è di muoversi nelle sabbie mobili, di provare a porre riparo “privatamente” a un deficit di cittadinanza sempre più grave. Si vorrebbe promuovere la capacità della intera comunità di avere voce in capitolo sul proprio futuro, e invece ci si sente ridotti a delle piccole oasi di civismo e di solidarietà dentro un sempre più invasivo processo di desertificazione. Per compiere il salto dal coltivare le oasi a trasformare il deserto in un giardino accogliente, non è sufficiente che le diverse associazioni della società civile si mettano in rete, che stabiliscano fra loro dei collegamenti più sistematici; è necessario che ognuna di loro e tutte assieme, affrontino, accanto ai temi in cui sono già impegnate, anche il problema più generale del ruolo degli abitanti, dei cittadini, nel governo del territorio.

Nei laboratori di progettazione partecipata rivolti ai dirigenti di queste associazioni abbiamo deciso che per iniziare col piede giusto, bisognava chiedere agli abitanti stessi quali sono secondo loro i punti di forza e le criticità del quartiere. Riporto qui (in attesa di rendere interamente pubblica la loro narrazione polifonica) un paio di testimonianze.

“Questo rione essendo nato al di là del fiume e con scarsi collegamenti con la città, è stato sempre vissuto dai suoi abitanti come un corpo staccato dalla città di Benevento, come un villaggio a sé stante. La gente diceva “vado a Benevento” per dire vado in centro. Ancora oggi non di rado si dice così.”

“Io ci abito dagli anni ’60. Come sta cambiando: fino agli anni ’80 era un quartiere abbandonato, ma con un forte senso di comunità, di appartenenza. Poi si è gradualmente perso il senso di comunità, lo spirito di quartiere. Adesso a sentirsi abbandonate sono le persone e le famiglie che ci vivono.”

“Il quartiere ha bisogno di una scossa. Tutti gli investimenti fatti negli anni scorsi, la Spina Verde e il resto non hanno migliorato la vita della gente. I problemi sono sempre gli stessi: primo il lavoro, i redditi bassi sono peggiorati; secondo, i giovani sono lasciati senza prospettive e per reagire alla noia c’è chi cerca “l’avventura” nel vandalismo, chi si butta a scassare l’auditorium, a scassare gli spazi pubblici, senza un perché. Lo spaccio e criminalità trovano terreno fertile.”

“Anche la recente inaugurazione dei nuovi ponti sul fiume Sabato, quello di Torre della Catena e quello ciclopedonale, che migliorano i collegamento fra il rione e il centro città, non aiutano a ricostruire quei momenti di comunità, di stare assieme.”

Il crescente impoverimento e percezione dell’aumento delle diseguaglianze economiche, sociali, culturali, vengono ulteriormente acuiti, nel rione Libertà, dalla devastazione di due importanti strutture, la “Mediateca” e la “Casa della Musica”, che invece di esser attive e a disposizione della comunità e dell’intera città, sono state lasciate alla mercé degli atti vandalici. Avere sotto gli occhi ogni giorno lo spreco di investimenti di più di 40 milioni di euro ricevuti dai Fondi Europei per la rigenerazione urbana, provoca indignazione e sconforto, ma anche la convinzione che il co-protagonismo degli abitanti nella cura del territorio e nelle decisioni di sviluppo e riqualificazione dello stesso, non sono più rimandabili. L’idea che sta alla base della esperienza di democrazia partecipativa che ha preso il via per iniziativa delle associazioni e comitati di cittadinanza attiva del rione Libertà è che i problemi dell’aumento dei posti di lavoro, dei redditi bassi e del futuro dei giovani possono e debbono essere affrontati in connessione con quelli del restauro e della gestione della Mediateca e della Casa della Musica. Il quartiere deve poter aver voce in capitolo sia su cosa significa far funzionare queste strutture al pieno delle loro potenzialità, sia sulle ricadute in termini d’iniziativa economica e culturale che questo renderebbe possibile nel tessuto sociale del territorio circostante.

Questo implica una svolta nella concezione della rappresentanza politica e della democrazia, che nel Laboratorio abbiamo chiamato: “un salto dal XIX al XXI secolo”. È infatti anche troppo chiaro che le procedure della rappresentanza e decisione politica elaborate nella prima metà dell’800 (in corrispondenza alla invenzione del telegrafo) e ancor oggi in vigore, non sono più adatte alla complessità di una società globalizzata e dominata dalla comunicazione digitale.

Il tipo di cambiamento da attuare lo possiamo ricavare (se sappiamo ascoltare) proprio dalle seguenti testimonianze di due giovani del quartiere:

“Fino a 14 anni anche io me ne stavo seduto sui muretti, diffidente e ostile verso tutti e sfottevo chi cercava di migliorare il quartiere, chi lavorava per dare un’alternativa al rione. Da un lato avevo solo la voglia di sfogare la rabbia, dall’altro ero consapevole che correvo il rischio di fare una brutta fine. Vedevo il vuoto davanti a me. Io so per esperienza che è molto difficile cambiare, uscire da questo atteggiamento di vendetta. Se “passi dall’altra parte”, se ti metti a costruire invece che distruggere, sei visto dai tuoi vecchi compagni come un traditore, come uno che si fa addomesticare dagli speculatori, dai nemici.”

“Quello che mi ha aiutato a trovare il coraggio di cambiare è stato che i membri di questa associazione di cui adesso faccio parte, che si chiama CARL, Cittadinanza Attiva Rione Libertà, mi hanno chiesto di dar loro una mano. Hanno detto che avevano bisogno del mio aiuto. Se avessero offerto di aiutarmi avrei rifiutato, ma mi hanno chiesto di aiutare gli altri ed io avevo bisogno di fare delle cose che resistono nel tempo, invece di distruggere.

Questa frase di questo ragazzo ventenne del quartiere Libertà andrebbe assunta come slogan della riforma dei servizi sociali e di una concezione partecipata, deliberativa, della vita democratica. Tutti noi abbiamo bisogno per dare un senso alla nostra vita “di fare cose che resistono nel tempo“, e di una rappresentanza politica abbastanza saggia da sapere che “ha bisogno del nostro aiuto” sia per fare delle diagnosi meno superficiali, sia per co-progettare interventi e soluzioni efficaci. Oggigiorno questo approccio partecipativo, a differenza dalla epoche passate, è diventato necessario anche per problemi complessi che riguardano ampie fasce di popolazione e territori vasti ( fino all’intero pianeta). La buona notizia è che non solo è necessario, ma anche possibile. Infatti oggi grazie alla comunicazione digitale tutti hanno almeno virtualmente a disposizione le informazioni sulle buone pratiche in atto altrove e grazie agli studi sulle dinamiche di gruppo sappiamo come organizzare degli incontri che evitano la polarizzazione delle posizioni e lasciano emergere la intelligenza collettiva.

L’epoca dei “regolamenti che non lo permettono”, dei servizi sociali incapaci di tener conto delle esigenze locali e delle contingenze personali, dei politici chiusi nei bunker delle “stanze dei bottoni”, della certezza del diritto garantita da regolamenti avulsi dalla realtà e non da una effettiva trasparenza di tutti i passaggi decisionali è finita. Si apre quella dei giovani accompagnati ad esplorare la molteplicità delle opzioni che il mondo attuale offre loro e di una società che non ha paura di uscire dalle attuali paralisi per progettare un futuro più equo, saggio e desiderabile per tutti. Finora il Consiglio Comunale e la Giunta della città di Benevento, che dovrebbero essere alla testa di un cambiamento di questa portata, non si sono fatti vivi. Noi l’invito ufficiale l’abbiamo inviato. Sappiamo che è faticoso passare da una concezione della partecipazione basata sugli schieramenti, sul “noi contro loro”, a una concezione in cui la diversità – anche quella antagonista – diventa risorsa. È una faticosa conversione antropologica, quella in atto. Ma migliora da subito la qualità della vita e vale la pena provarci. E perché no – al Sud – a partire proprio da Benevento?

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riCALABRIA

24/07/2019
di Agnese Bertello
La ‘ndrangheta, le massonerie deviate, l’insipienza e la corruzione politica hanno prodotto in Calabria un fallimento inequivocabile, reso ancora più...
La ‘ndrangheta, le massonerie deviate, l’insipienza e la corruzione politica hanno prodotto in Calabria un fallimento inequivocabile, reso ancora più insopportabile dalla crisi e dai progressivi tagli alle risorse pubbliche. Proprio per questa ragione, la Comunità Progetto Sud e GOEL hanno ritenuto che fosse arrivato il momento di attivarsi insieme ai calabresi per esprimere una... Read more »

La ‘ndrangheta, le massonerie deviate, l’insipienza e la corruzione politica hanno prodotto in Calabria un fallimento inequivocabile, reso ancora più insopportabile dalla crisi e dai progressivi tagli alle risorse pubbliche. Proprio per questa ragione, la Comunità Progetto Sud e GOEL hanno ritenuto che fosse arrivato il momento di attivarsi insieme ai calabresi per esprimere una partecipazione più diretta e responsabile al cambiamento e al riscatto della Calabria.

Per questo è nato il progetto “riCalabria”, promosso da Comunità Progetto sud e dalla Cooperativa Goel e sostenuto dalla Fondazione Charlemagne onlus, che vuole far emergere nuove strade per il cambiamento e il riscatto della Calabria, attraverso l’individuazione di un nuovo modello di governance, che vede protagonista la società civile e i cittadini.

Un grande progetto di animazione sociale territoriale, in tutta la regione, che vuole raccogliere stimoli, proposte e adesioni a partire da tre domande:

  • Cosa vuoi cambiare in Calabria?
  • Quali proposte di cambiamento pensi siano praticabili?
  • Cosa sei disposto a fare per la loro attuazione?

Marianella Sclavi fa parte del gruppo di esperti chiamati a sostenere il progetto, fornendo contributi scientifici e progettuali. A Marianella Sclavi è stato affidato il compito di delineare la strategia partecipativa del progetto, formare alla progettazione partecipata e alla democrazia deliberativa tutti gli animatori e lo staff del progetto, affiancare gli operatori nell’attività di coinvolgimento e animazione territoriale.

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Matera 2019 – Candidatura Capitale Europea della Cultura

29/07/2019
di Agnese Bertello
Nel 2014 Matera è stat proclamata Capitale Europea della Cultura 2019. Un risultato importante raggiunto anche grazie al percorso di...
Nel 2014 Matera è stat proclamata Capitale Europea della Cultura 2019. Un risultato importante raggiunto anche grazie al percorso di coinvolgimento della cittadinanza che si è sviluppato durante tutto il 2013 e che è culminato nell’Open Space Technology “Quali idee per costruire insieme Matera capitale delle culture partecipate”, tenutosi il 5 aprile 2013. Il percorso è... Read more »

Nel 2014 Matera è stat proclamata Capitale Europea della Cultura 2019.
Un risultato importante raggiunto anche grazie al percorso di coinvolgimento della cittadinanza che si è sviluppato durante tutto il 2013 e che è culminato nell’Open Space Technology “Quali idee per costruire insieme Matera capitale delle culture partecipate”, tenutosi il 5 aprile 2013. Il percorso è stato curato da Ascolto Attivo insieme a Gerardo de Luzemberger e Studio Azzurro.
Apertura, trasparenza, dialogo, coinvolgimento degli abitanti sono gli elementi che hanno caratterizzato il dossier “Open Future” con cui Matera si è candidata a Capitale Europea della Cultura.

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